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GIOVEDÌ, 14 GIUGNO 2007

L’Udeur vota la mozione di An, Sassu si astiene Massimo Mele (Mos): «Frasi vergognose»

 SASSARI. La mozione del consigliere di An Giancarlo Carta è esplosa come una bomba nell’aula di Palazzo Ducale. Nemmeno lui immaginava un’onda d’urto così estesa. 32 interventi di dieci minuti ciascuno, sette ore di dibattito, maggioranza che saltella in equilibrio precario su uno dei temi più sdrucciolevoli che le è capitato davanti. Perché le due pagine scritte da Carta, mimetizzata tra richieste varie di tutela verso la famiglia, politiche sociali, sostegni, e via dicendo, contengono un’insidia sulla quale è facile inciampare: il discorso sulle coppie di fatto e sul registro delle unioni civili.
 Il Consiglio comunale di Sassari, in scala ridotta, ha riproposto lo scenario della politica nazionale. All’ombra del Campanile non c’è spazio per gli omosessuali: Udeur ed ex Udeur, Chessa, Orrù, Falchi e Cao votano a favore del documento. La Margherita, in un primo momento, più che i petali esibisce le spine. Antonello Sassu nella sua recente veste da teodocom ribadisce le sue posizioni catto-radicali. Poi, al momento della votazione, forse tirato per le orecchie e ricondotto a più miti consigli, sceglie la prudente via dell’astensione. I colleghi di partito, come Zirattu, se la cavano lasciando Dico, Pacs e matrimoni gay ai margini del discorso. Anche perchè la maggioranza ha rischiato di non avere i numeri sufficienti per arginare questa piccola slavina srotolata con finta innocenza da Giancarlo Carta. Tra gli esponenti dell’opposizione, al momento di premere il pulsante, mancavano Desole, Fadda, Forteleoni, Solinas, Canalis e Meazza. Sette sì che avrebbero potuto ribaltare l’esito e far passare la mozione. La quale, a leggerla con attenzione, conteneva anche passaggi pesanti. Carta invitava il sindaco a sostenere le famiglie con agevolazioni fiscali, tariffarie, con gli affitti, ma chiedeva anche di «promuovere nelle scuole, e quindi nei giovani, una cultura della famiglia, fondata da un uomo e una donna, come irrinunciabile contributo alla coesione sociale e al bene comune». Questi suggerimenti hanno fatto appannare gli occhialetti di Massimo Mele, presidente del Movimento Omosessuale Sardo, e turbato l’idillio dei quattro mori sbaciucchianti sulla sua maglietta. Dice: «La mozione di Carta ricalca la dimensione fascista della politica. Il suo richiamo all’educazione scolastica altro non è che l’imposizione di un modello etico. Cioè plagio. Questo lo faceva il regime fascista. La scuola dovrebbe insegnare piuttosto una cultura pluralista e della tolleranza». Ma le chicche, tra un intervento e l’altro, non mancano di certo. Salvatore Chessa ne infila due consecutive: «Il rispetto delle coppie omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale». E poi: «Approvando un comportamento deviante si rischia di renderlo un modello per la società». Dove devianza è una parola che attira a sè, come una calamita, il risentimento e la querela di chi invece si sente assolutamente normale. Ma anche Sandro Profili (Fi), col suo singolare eloquio, ne spara una delle sue, avventurandosi in uno scivoloso parallelismo tra omosessualità e pedofilia. Marcello Orrù, invece, fans dichiarato di Bagnasco e Ratzinger, tira in ballo il discorso sulla procreazione, come se i matrimoni gay fossero il primo passo per l’estinzione della specie umana. Dice Massimo Mele: «Mi sarei aspettato una presa di posizione più dura, da parte del centrosinistra, contro parole così discriminanti nei confronti dei gay». Invece, salvo qualche intervento un po’ più coraggioso da parte di Schirru, Lai e Satta, la maggioranza si è preoccupata di più a difendere il proprio operato: e quindi la politica sulla famiglia, i centri di aggregazione, la Caritas, gli asili e poi giù contro queste mozioni strumentali che magari rischiano di risultare scomode e metterti con le spalle al muro.