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Guarda l'articolo originaleReazioni. La presidente del Consiglio Monica Spanedda condanna la provocazione di Mele&Co.

Bufera sull'occupazione del Mos «Lesa la dignità dei consiglieri»

Carta, Profili, Orrù, Chessa e Sassu annunciano un ordine del giorno e azioni legali

È guerra aperta. Marcello Orrù, Sandro Profili, Giancarlo Carta, Tore Chessa e AntonelloSassu, i cinque consiglieri comunali finiti nel girone dei «malati, viziosi, schifosi» coniato dal Mos –movimento omosessuale sardo-, vanno al contrattacco. Lo fanno sfornando un ordine del giorno, che sarà presentato lunedì, in cui prendono posizione contro l'occupazione dell'Aula del Comune avvenuta giovedì sera, a conclusione del sit-in per la giornata dell'orgoglio gay. E minacciando, è il caso di Profili, di risolvere la questione in tribunale «se - e dubito che lo faranno- i responsabili non mi chiederanno scusa».
IL Giorno dopo l’occupazione dell'orgoglio gay a Palazzo Ducale, la prima a prendere una posizione ufficiale, netta e decisa è Monica Spanedda, presidente del consiglio comunale, che per decapitare le polemiche sul nascere, invia una nota ufficiale in cui dichiara che «l'occupazione della sala consiliare del Mos, per le modalità con le quali è stata attuata, è stata lesiva della dignità di tutti i consiglieri comunali». La Spanedda prende le distanze anche dalle parole pronunciate all'indirizzo dei cinque colleghi: «Certe affermazioni offendono l'istituzione che per sua natura è aperta al confronto delle idee nella logica della pacata dialettica democratica». Diplomazia a parte, il giorno dopo è anche quello delle reazioni a caldo della cinquina additata da Massimo Mele, leader del Mos, come razzista e omofobica. Il premio all'ironia va a Orrù, eletto nelle file dell'Udeur ma oggi fuori dal partito, che azzarda il suo coming out: «Se malato vuol dire che mi piacciono le donne, ebbene sì, sono malato». Stessa battuta, combinazione, di Carta, An, che «da cristiano», concede agli attivisti gay un cattolicissimo perdono.
«Avvilito, incredulo» e inviperito è invece il consigliere forzista Profili: «Io non sono mai stato contro i Dico. Ho solo detto che la mia generazione ha bisogno di tempo per accettare questo problema (l'omosessualità, ndr)». Chessa, Udeur, afferma: «Io li rispetto, ma rispetto non significa riconoscimento: l'omosessualità è una devianza». Sassu, il consigliere targato Margherita, spina nel fianco di una maggioranza spaccata sul tema, caro al Mos, del registro delle unioni civili: «Mi ricorda una barzelletta di Napoleone: si crede sindaco per tre quarti d'ora», evidentemente riferito a Mele, che in realtà da sindaco, provocatoriamente, si è davvero comportato presiedendo la seduta del consiglio.
Fuor di metafora, Sassu dichiara che preferirebbe che «uno di loro sedesse fra i banchi del Consiglio: in quel modo ci si potrebbe confrontare democraticamente. Quello che è accaduto, invece, è stato che hanno occupato un luogo sacro, è il centro della democrazia».
Quanto all'invito di esiliare in Iran, il consigliere ribatte: «Io consiglierei loro un viaggio all'isola del compagno Fidel: dovrebbero vedere come sono trattati lì gli omosessuali. In Italia, grazie a Dio, non è come a Cuba».
Polemica chiusa? Pare di no. A rincalzarla, spunta all'orizzonte una mozione contro l'omofobia, che sarà presentata dal Ps Roberto Schirru: «Su questo tema va fatta chiarezza». E sull'occupazione del Mos, dichiara «No comment, forse si è andati un po' sopra le righe». ■ P.M.