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29/05/2003 - Liberazione
"Queer for peace", il movimento omosessuale parte per la Palestina

Dal 10 al 20 giugno una delegazione italiana del movimento gay, lesbico, bisessuale e transgender (Glbt) andrà in Palestina per una missione di pace e per partecipare, il 12, al secondo Pride di Gerusalemme.

Un'importante iniziativa di dialogo che nasce all'interno dell'esperienza del Social forum europeo di Firenze, quando è stata lanciata l'idea del progetto "Queer for peace", costituito da una rete internazionale di soggetti, associazioni, gruppi. Ora il progetto è diventato una bella realtà che testimonia di un salto in avanti dello stesso movimento Glbt che, negli ultimi anni, è riuscito ad ampliare, nella radicalità, il proprio sguardo d'azione. «Il messaggio che arriva - ha commentato durante la conferenza stampa di presentazione la deputata del Prc, Titti De Simone - è quello di un impegno a tutto campo contro la guerra permanente della globalizzazione neoliberista. Per questo aderisco sia personalmente che a nome di Rifondazione comunista impegnata nell'appoggiare la missione».
La delegazione italiana, ieri rappresentata tra gli altri da Massimo Mele (Movimento omosessuale sardo) e da Massimo Farinella (Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli) ha già in agenda numerosi incontri con le autorità palestinesi e israeliane, ma anche con esponenti della comunità gay e lesbica dei due popoli. «Il nostro impegno - spiega Mele del Mos - è di costruire un'alternativa alla guerra. Dove i popoli soffrono, aumentano le discriminazioni nei confronti delle minoranze». «E' importante - rilancia il deputato dei Ds, Franco Grillini - partire da questa esperienza per estenderla in tutta l'area, su cui pesa una cultura fondamentalista che il popolo omosessuale è il primo a pagare». Se c'è un modello è quello delle Donne in nero: del rapporto diretto con le persone. Del dialogo. Soprattutto c'è una nuova consapevolezza del movimento Glbt: «Andare lì - sottolinea Farinella del Mario Mieli - oltre ad avere una valenza simbolica, dimostra come il nostro movimento si batta non solo per i propri diritti, ma per i diritti di tutti. Per costruire un'alterativa di società».